Nuovo Codice Edilizia e Costruzioni: cosa cambia dal TUE

Nuovo Codice Edilizia e Costruzioni 2026

Un nuovo disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri punta a sostituire integralmente il DPR 380/2011 trattando titoli abilitativi, sanatorie e competenze Stato-Regioni. Sono passati più di 20 anni dal Testo Unico dell’Edilizia e nonostante alcuni ritocchi e integrazioni non è più sufficientemente attuale.

Ecco perché il Governo ha scelto di intervenire così da supportare professionisti, imprese e uffici tecnici comunali a navigare tra norme più semplici e meno stratificate.

La legge delega, approvata dal Consiglio dei Ministri a fine 2024 è in attesa di avviare l’iter alla camera con una sostituzione integrale di quella precedente. Un’operazione ambiziosa che cambia totalmente il TUE. Vediamo cosa c’è da sapere.

Stato e regioni: le novità

Uno dei nodi più ingarbugliati della disciplina edilizia italiana è il rapporto tra normativa statale e regionale. Il governo del territorio è materia di legislazione concorrente: lo dice la Costituzione dal 2001, cioè dallo stesso anno in cui è entrato in vigore il TUE, che però è stato scritto prima della riforma del Titolo V e non tiene conto di questa impostazione.

Questo ha generato anni di contenziosi, interpretazioni difformi da regione a regione, incertezza per chi investe. Il nuovo Codice prova a mettere ordine: dovrà indicare con precisione quali norme rientrano nella competenza esclusiva dello Stato e quali invece costituiscono i principi fondamentali su cui le regioni possono legiferare nel dettaglio.

Saranno introdotti i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni, uno strumento che fissa standard minimi uniformi su tutto il territorio nazionale.

L’obiettivo è arrivare a criteri unici per individuare difformità e abusi edilizi, riducendo le differenze locali che oggi sono una delle principali cause di ricorso al TAR.

Titoli abilitativi, addio alle definizioni letterarie

CILA, SCIA, permesso di costruire, comunicazione in edilizia libera: la riforma vuole cambiare metodo.

Le nuove categorie di intervento saranno definite sulla base di criteri oggettivi: la rilevanza dell’opera, la sua natura, l’impatto urbanistico ed edilizio.

L’idea è distinguere in modo netto tra interventi che trasformano il patrimonio esistente e operazioni che comportano una modifica permanente del suolo. A ogni categoria corrisponderà un titolo abilitativo preciso.

Il ruolo del silenzio-assenso

Un altro dettaglio importante trattato è quello del rafforzamento del silenzio-assenso.

Se l’amministrazione non risponde entro i tempi previsti che verranno stabiliti, il titolo sarà inteso come rilasciato. Il principio non è una novità assoluta, ma attualmente viene applicato in modo disomogeneo o bypassato.

Il Codice vuole renderlo una regola mentre, parallelamente, si lavora a un coordinamento più efficace tra amministrazione e Soprintendenze così da evitare i rallentamenti o ridurli al minimo soprattutto nei lavori legati ai centri storici.

Sanatorie e abusi: nuove regole per i condoni storici

Le sanatorie e gli abusi sono tra i nodi principali del ddl che introduce novità significative:

  • Gli abusi storici, realizzati prima dell’entrata in vigore della legge Ponte del 1957, avranno una semplificazione delle procedure senza toccare i requisiti di merito;
  • Rilascio del titolo di sanatoria. Per poterla ottenere si potrebbero richiedere interventi di messa in sicurezza o di adeguamento delle norme tecniche;
  • Condoni edilizi. Con il ddl in approvazione si dovrà fissare una data certa per concludere le istruttorie attraverso un impegno formale che dovrebbe sbloccare situazioni ferme da decenni.

La digitalizzazione e il fascicolo digitale

La riforma guarda anche avanti. Tra gli strumenti previsti c’è la progressiva introduzione di un fascicolo digitale delle costruzioni e l’interoperabilità delle banche dati pubbliche. L’obiettivo è ridurre gli oneri documentali, migliorare la trasparenza e rendere più tracciabile l’intero ciclo di vita di un edificio: dalla progettazione alla compravendita.

Rigenerazione urbana

Centralissimo il tema della rigenerazione urbana che, attraverso nuove regole, stabilirà come costruire e intervenire indicando gli interventi che rientrano effettivamente nella finalità e quali incentivi potranno essere riconosciuti.

Attualmente il confronto tra istituzioni, ordini professionali e associazioni di categoria è aperto; i prossimi mesi saranno decisivi per mostrare quale sarà la forma definitiva e i tempi previsti dal nuovo ddl.

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Andrea Angelini

Direttore generale. Segue tutte le attività principali, coordina il personale, gestisce il punto vendita e si occupa di preventivi e ordini ai fornitori. Specializzato in utensileria, ferramenta e trattative commerciali.

Angelica Losi

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